Un po’ di storia del Notiziario

Storia di Comunità in cammino

Dal 1928 al 1937

“Leggete e fate leggere il nostro Bollettino Parrocchiale;

traetene ammaestramento e norma per la vita pratica”

mons. Vigilio Parteli

 

In queste poche righe del primo numero del Bollettino di San Marco si legge lo scopo per cui viene iniziata un’opera così. Non è semplice per la redazione concretizzare il messaggio cristiano, rendendolo norma di vita.

Monsignor Vigilio Parteli e i suoi collaboratori accettano però la sfida, anzi, vi si lanciano con entusiasmo veramente evangelico, fermo e senza mezze misure. La società dei primi anni della rivista è contraddistinta dalla scoperta di maggiori possibilità economiche, di nuova libertà, di nuovi pericoli per i cristiani. Ecco quindi apparire articoli sulla moda (come si devono vestire le signorine per andare a messa, ma anche per andare in bicicletta: maniche lunghe, pantaloncini più che gonne…), sui libri messi all’indice dalla Chiesa perché ritenuti fuorvianti e “penne che uccidono”, avvertimenti contro la propaganda protestante, il bolscevismo, i pericoli del cinematografo:

“… è importante sfuggire la moralità malsana dello schermo,

esso alimenta nei fanciulli i vizi e le abitudini

in modo tale da rendere difficile ogni possibilità di modifiche nella vita”

Bollettino Parrocchiale, 1930

 

del ballo visto come la festa della morte, del comunismo ateo… E in contemporanea articoli sui doveri dei genitori cristiani, soprattutto delle madri, nel ricordare ai figli di partecipare al catechismo e alla messa, su come vivere le grandi tappe della vita: fidanzamento, matrimonio, battesimo dei figli, unzione degli infermi (con la descrizione particolareggiata anche di come preparare la persona e l’ambiente per questo grande sacramento), funerale e suo galateo.

Sempre presente è la pagina curata da Mario Chiesa di presentazione dei vari libri della Bibbia, quella del parroco con consigli semplici ma efficaci. Viene dato largo spazio alle encicliche e alle lettere pastorali, ai due grandi roveretani Antonio Rosmini e Giovanna Maria della Croce con i loro scritti e alle considerazioni su questi grandi personaggi.

Le opere parrocchiali, Oratorio Rosmini e Beata Giovanna, vengono incontrate in tutti i modi e sostenute con vasi della fortuna, offerte, sottoscrizioni…

Nel mese di aprile del 1931 per la prima volta appare anche il problema di come pregare durante la messa celebrata in latino. Viene distribuito un opuscolo in italiano per seguirla al meglio e per pregare insieme. Oggi forse alcuni articoli degli anni Trenta potrebbero farci sorridere per le tematiche quasi troppo banali per noi, ci sentiremmo privati della nostra libertà perché qualcuno ci dice come vestirci, cosa fare, cosa dire.

Dobbiamo pensare però al tempo in cui furono scritti e all’ansia apostolica che soggiaceva alle varie pagina. Temi della moda, del cinema (leggi televisione) sono scottanti anche oggi). Quante volte si sente dire “quel programma è diseducativo, è troppo violento”, “ma dove andremo a finire su questa strada”, un giorno o l’altro deve cambiare”, “non c’è èiù educazione, morale”… I nostri padri hanno cercato almeno di dare consigli, avvertimenti: che cosa si fa oggi per reagire alla caduta dei valori?

 

Dal 1938 al 1948

Un decennio di profondi mutamenti storici e culturali, quello che corre tra il 1938 e il 1948: la Seconda guerra mondiale, il referendum per la scelta tra monarchia e repubblica, il progressivo riconoscimento dei diritti delle donne, che sfocia nel diritto di voto, l’affacciarsi del problema del divorzio, dell’anticlericalismo, del comunismo, del socialismo.

Tutto ciò è rispecchiato in ogni pagina dei bollettini: l’ansia per i soldato al fronte, l’avvio della pratica del rosario recitato per loro, la Santa Messa settimanale, fino alla consacrazione degli stessi al sacro cuore di Gesù e alla Madonna Ausiliatrice. Non ci si dimentica però di inviare al fronte anche una buona parola, un incoraggiamento e notizie dalla città e perciò si invitano i parrocchiani a sottoscrivere degli abbonamenti per i soldati. Viene dato spazio alle lettere di ringraziamento dei soldati. Si cerca di dare delle indicazioni di comportamento anche per chi rimane a casa e subisce gli allarmi in chiesa: cosa fare, dove andare…

Al termine della guerra poi si stilano gli elenchi delle vittime della guerra in rovereto, sia per ricordarli, sia per invocare sulle loro famiglie il dono della consolazione. Circa le elezioni amministrative si legge: “Votino tutti e votino secondo coscienza”, “L’assenteismo è riprovevole colpa”, “È importante che ci siano cristiani anche in politica”.

Nel contempo però non vengono tralasciate le pagine di commento alla Bibbia, il festeggiamento del centenario di Antonio Rosmini e, per alcuni anni, aneddoti sulla su vita e sue citazioni. L’educazione non è mai lasciata in disparte, molti i richiami ai genitori, alle madri e i consigli per coloro che sono scontenti dei propri figli: “pregate per i vostri figli e chiedete la grazia di essere buoni genitori”.

Altro avvenimento importante che si legge nei bollettini del 1946 è l’inaugurazione della Campana dei Caduti e la preghiera per l’indulgenza ad essa collegata. Vanto di questo periodo è che nonostante le enormi difficoltà, il bollettino rimane in vita anche durante la guerra, grazie alla collaborazione con Vita TrentinaLa stampa è sospesa solo dall’ottobre del 1944 al giugno del 1945.

Così si legge sul numero di ripresa del giugno 1945: “Il Bollettino agli amici: Per grazia di Dio chiediamo ancora la gentile ammissione alle vostre famiglie con l’immutato intendimento di portarvi qualche parola buona e sincera. Nel rinnovato ambiente storico ci sforzeremo di esporre il pensiero genuino della Chiesa in riguardo ai nuovi problemi; riprodurremo le parole delle supreme autorità ecclesiastiche mano a mano che ci verranno comunicate; tratteremo nel miglior modo quei problemi teorico-pratici che la dottrina cattolica ci soccorrerà a risolvere entro lo scarso spazio di in bollettino di otto pagine. A qualche spunto dogmatico e morale si aggiungerà qualche trafiletto ora di pedagogia, ora di liturgia, ora di storia, ora di sociologia, ecc. Il “Bollettino” sarà soprattutto un’eco sobria e fedele della vita parrocchiale con le sue varie forme e iniziative; riporterà progetti, programmi, orari, inviti sacri in rapporto a tutta la vita sociale della grande famiglia parrocchiale. I lettori sanno che volontà ben diverse dalla nostra ci misero i catenacci nell’agosto scorso; che Vita Trentina ci ospitò per due mesi, finché, dopo l’ottobre, e Bollettino e Vita Trentina furono definitivamente imbavagliati dall’Arbeitsbereich XI Abt., Zeitung u. Zeitschriften, Buch, Druck u. Papier del Commissario Supremo per la zona d’operazioni nelle Prealpi”.

Anche in questo secondo decennio il bollettino è stato uno strumento utile per la formazione della coscienza morale e sociale dei parrocchiani.

 

Dal 1948 al 1958

Il decennio 1948-1958 del Bollettino Parrocchiale è caratterizzato da vari centenari, da novità nella vita parrocchiale e da impegni civili.

Il 14 agosto 1949 ha inizio il quarto rinnovo della facciata della chiesa di San Marco. Nella ricostruzione ideale della chiesa, possibile grazie al ritrovamento delle varie parti architettoniche sotto le malte, si sono scoperte: una chiesa primitiva tardo-romantica risalente al 1446-1462, una seconda chiesa della fine del ’500 inizio ’600, con uno stile che dal romantico e passato al rinascimentale, e una terza del 1650 molto più monumentale. Tale rinnovo, che sarà portato a termine esattamente un anno dopo, occupa grande spazio nei bollettini di quegli anni, grazie anche alle ricerche storiche sulle tombe e sugli altari contenuti nella chiesa.

Il 1950 è l’anno dell’indulgenza per eccellenza, l’anno proclamato santo da Pio XII, ricco di preghiere, suppliche e pellegrinaggi a Roma. Negli anni successivi si trovano i ringraziamenti per i 107 anni di presenza a Rovereto delle suore Figlie della Carità, fondate dalle sante Capitanio e Gerosa e meglio note ai nostri giorni come le suore di Maria Bambina; per i 40 anni di vita e attività dell’Oratorio Rosmini. Oltre al ricordo del fondatore, mons. Vigilio Parteli, trovano spazio le memorie del primo direttore , dell’arciprete e di un oratoriano che dice: “non rimpiango, no, le ore “perse” all’Oratorio, perché sono state le più belle della mia gioventù”.

Il 1954 è dedicato a Maria: “L’Immacolata che noi onoreremo con distinti atti di culto e di amore, benedica largamente i carissimi parrocchiani, implori perseveranza i giusti, richiami al suo materno cuore i peccatori e ridoni loro la pace con Dio, conforti i tribolati e gli ammalati e sull’intera vita cittadina implori grazie!”, così si esprimeva l’arciprete.

L’anno è contraddistinto anche dalla celebrazione del centenario di morte di Antonio Rosmini.

Il 2 giugno 1955 Rovereto vive un momento importante della sua devozione a Maria Ausiliatrice: l’incoronazione della Regina di Rovereto. Un omaggio pubblico e solenne per dare rilievo alla storica immagine davanti alla quale i roveretani hanno tanto pregato, sperato e ricevuto, per offrire ai posteri un’esemplare prova di pietà che gravi loro di sprone a perpetuare in Rovereto la devozione mariana, per riconoscere infine con animo fidente la regale bontà e potenza di Maria.

L’anno successivo vi è la solenne consacrazione di Rovereto a Cristo Re e la visita pastorale dell’arcivescovo mons. Carlo de Ferrari. Nel 1957 si festeggia il triennio dell’adorazione eucaristica in San Carlo: una piccola chiesa, un immenso tesoro.

Per tutto il decennio si trovano inoltre molti articoli riguardanti la vita civile: dal dovere di votare nelle elezioni amministrative, al ruolo del cristiano nel mondo del lavoro, agli avvenimenti nel resto del mondo, all’uso intelligente della TV.

Nel numero di marzo 1958 vengono dettate alcune norme sull’uso della televisione, che credo possano essere valide, con alcuni accorgimenti, anche oggi:

  • stabilire il principio che la TV in famiglia non deve essere aperta senza l’autorizzazione del capo di casa e della madre;
  • limitare, con un certo rigore, il tempo di questo divertimento, non solo quanto alla durata, ma anche quanto ai giorni, in modo che esso non diventi una cosa di cui non si può fare a meno e di cui si è schiavi;
  • preferire quegli spettacoli che hanno un contenuto morale positivo e che sono preparati per i giovani; essere severo, senza indulgenze, nell’escludere ogni spettacolo che possa turbare l’anima infantile o giovanile, per esempio spettacoli di violenza bruta, come la boxe, spettacoli di ballo o di balletti, ecc.;
  • l’ideale sarebbe che la TV in una famiglia desse spettacoli che tutti i membri della famiglia possano godere in pace, sena dovere, salvo che per i piccini, stabilire delle classi.

In linea generale per poter superare ardue difficoltà connesse con l’uso della TV, tanto nelle associazioni cattoliche e negli oratorio quanto nelle famiglie, è necessario educare accuratamente le coscienze dei fanciulli e dei giovani ad una sufficiente delicatezza di fronte al male morale che si presenti in qualsiasi forma e fare poi continuamente appello a tale coscienza, in modo che il giovane stesso, per intima persuasione, sappia ripudiare gli spettacoli che attentano alla sua purezza e integrità morale.

Beata saggezza dei nostri nonni!

 

Dal 1958 al 1968

Il decennio 1958-1968 è caratterizzato da una spiccata ricerca di vivere il quotidiano alla luce del Vangelo. Particolare attenzione viene posta al mondo della scuola, del lavoro e ai problemi di rilevanza internazionale. Inizia nell’anno 1968 un approfondimento delle figure bibliche grazie alla penna di M.C., lo studio della toponomastica e della storia roveretana con articoli di Giuliani del Rovere e la rubrica “Pensieri, aforismi e paradossi” a cura di Guido Chiesa, citazioni e frasi che aiutano nella riflessione e nel soffermarsi a pensare. L’evoluzione della società, più cosciente, più protagonista ben viene rappresentata quindi nel Bollettino.

Nel numero di dicembre sempre del 1968 vi è una pagina dedicata al senso del Natale che penso possa risultare gradita ai lettori anche di oggi, perché ci invita alla concretezza, all’impegno vero che la nascita di Gesù propone.

Il senso del Natale

Diciamoci la verità. Il Bambino del Presepio ci fa un gran comodo. È lì, in nostro potere. Lo possiamo vezzeggiare, carezzare, coccolare, fargli sentire il caldo dei nostri sentimenti (o sentimentalismi). Non ci dà nessun fastidio. Anzi. Invece il bambino che cresce, che cammina, ci mette terribilmente a disagio. Crea situazioni imbarazzanti, può andarsene da un momento all’altro. E noi siamo costretto a tenergli dietro. Camminare. Per molti di noi l’ideale sarebbe quello di prolungare il Presepio durante tutto l’anno e tutta la vita. E invece dobbiamo far uscire il Bambino dal nostro povero ricco Presepio di cartapesta. Il bue e l’asino possono anche diventare ben pasciuti ed essere contenti dei nostri presepi. Ma lui, il personaggio principale, non può resistervi a lungo. Con quell’aria intrisa di troppa poesia deteriore e di troppe sdolcinature, con quelle ridicole luci colorate il Bambino non cresce, non si irrobustisce. Deve assolutamente uscir fuori. Ha bisogno di aria pura, di aria libera. Non sa che farsene dei nostri vezzeggiamenti, vuole uscire. Vuole mettersi sulle strade dell’uomo, andare incontro all’uomo, entrare nelle sue case, partecipare ai suoi drammi, alle sue attese, alle sue angosce, alle sue lacrime, alle sue speranze, alle sue gioie. Non teniamo dunque il Bambino prigioniero dei nostri presepi di cartapesta. Lui vuole uscire. Vuole crescere. Vuole andare incontro agli uomini. Non annettiamolo arbitrariamente: Lui è di tutti.”

Non sarebbe necessario un commento a questa pagina, perché è già sufficientemente chiara. Tuttavia una delucidazione può togliere ogni dubbio e polemica. È una concezione un po’ lontana dalla nostra riguardo al Natale, ma credo che sia una posizione oggettiva, critica in modo equilibrato verso la nostra religiosità, spesso slavata e senza addentellati con la realtà concreta. Dice la verità in maniera un po’ forte: tuttavia se ciò serve a dare una mano alla nostra crescita spirituale nel periodo natalizio, ben venga anche una sferzata d’aria gelida sul nostro sentimentalismo spirituale. (don Fabrizio – dicembre 1968)

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